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Meteorologia & Climatologia - Climatologia

In quest’estate 2010 localmente un po’ bizzarra; mentre i vacanzieri si ammassano sulle spiagge, in campagna o sulle cime dei monti; diversi meteorologi più o meno noti e un innumerevole schiera di appassionati continuano a discutere, battibeccare e talvolta a sentenziare circa le conseguenze climatiche che potrebbero apportare nei prossimi mesi le anomalie delle temperature superficiali dell’Oceano Pacifico centrale.

“Ci vuoi dire che la temperatura dell’acqua del Pacifico influenza il tempo da noi che stiamo a migliaia di chilometri di distanza?” –  E’ la domanda che mi sono sentito rivolgere più volte quando con conoscenti e amici si parla di meteo in quanto scienza e non come argomento principe per riempire discussioni vuote. Ebbene si, la temperatura dell’acqua del Pacifico è determinante anche per lel nostre, locali vicissitudini climatiche; anzi sono fenomeni fondamentali che influenzano (e sono determinati allo stesso tempo) il clima dell’intero pianeta Terra.

 

 

Queste ormai celeberrime anomalie positive e negative, che possiamo definire cicliche, rispondono al nome rispettivamente di “El-Niño” e di “La Niña”.

Negli ultimi mesi, infatti, si è passati da una condizione di El-Niño ad una condizione di Niña; ed è proprio basandosi sulla combinazione tra Niña e altre variabili teleconvettive che oggi si cominciano a formulare le prime “scommesse” sull’andamento meteo-climatico dei prossimi mesi.

Questo articolo per WorldWildWeather però non vuole parlare ne dei fenomeni Niño e Niña in quanto tali, ne delle conseguenze che essi comportano sul piano climatico (questo tema sarà l’oggetto dei nostri approfondimenti a partire da ottobre), bensì di un argomento più curioso. Infatti vogliamo ripercorrere, in una sorta di viaggio, un anno di temperature dell’Oceano Pacifico, osservando la transizione da Niño a Niña; e per farlo sfoglieremo l’album delle immagini elaborate grazie ai dati catturati “dall’occhio” di un satellite che gravita nello spazio.

 

 

Iniziamo, per capire di che cosa di parla, definendo molto sommariamente i concetti di “El-Niño” e di “Niña” e quindi di ENSO, accennando appena alle conseguenze delle sue variazioni sul clima del globo.

Quando la temperatura superficiale della parte centrale dell'Oceano Pacifico subisce un incremento oltre la media stagionale di almeno 0,5°C per almeno 5 mesi si è in presenza di El-Niño. Inversamente quando la temperatura è inferiore alla media stagionale di almeno 0,5 °C sempre per almeno 5 mesi si è in presenza  di Niña. Questi fenomeni, che si presentano ciclicamente mediamente ogni 5 anni (dai 2 ai 7 anni); sono fanno parte del concetto di Oscillazione Meridionale ossia ENSO (El Niño-Southern Oscillation). L’ENSO è un’alternanza ciclica che va a modificare la normale differenza pressoria tra le aree cicloniche del sud-est asiatico e le aree anticicloniche del Pacifico sud-orientale. Per misurare queste differenze di pressione si utilizzano i dati rilevati dalle stazioni di Darwin (Australia settentrionale) e di Tahiti  (Polinesia).

- Niño -

- Niña -

 

Periodicamente, per cause ancora poco chiare, si assiste ad una modifica della normale differenza di pressione tra le due zone e ciò determina una riduzione dell’intensità degli alisei che normalmente soffiano da est verso ovest lungo la fascia tropicale. Normalmente gli alisei comportano una risalita delle acque più fredde a ridosso delle coste del sud-America; la riduzione dell’intensità degli alisei quindi comporta un aumento delle SST del Pacifico orientale (Sea Surface Temperature – Temperature superficiali delle acque del mare). Così ridotto il gradiente termico delle acque occidentali e orientali, si innesca un circolo vizioso che comporta un ulteriore riduzione delle differenze pressorie che indebolisce ulteriormente gli alisei aumentando quindi le SST orientali. Questo fenomeno è detto per l'appunto El -Niño mentre il fenomeno inverso è detto Niña.

 

L'ENSO influenza il clima dell'intero pianeta; infatti le fluttuazioni dell'ENSO si trasmettono dall'oceano Pacifico agli altri oceani tropicali (Atlantico e Indiano) attraverso le anomalie atmosferiche associate con esso.  Per esempio, studi sulle osservazioni e con i modelli hanno evidenziato che l''ENSO induce fluttuazioni nell'intensità del monsone Asiatico; variazioni della circolazione e della precipitazione sugli oceani Indiano e Atlantico tropicale; anomalie di precipitazione sull'Indonesia, l'Africa meridionale, e su gran parte del continente Americano (Nord e Sud America). Viste le sue enormi ricadute sociali e la vasta area del suo impatto, l'ENSO è probabilmente considerato il fenomeno piu` importante della variabilità climatica a scala interannuale. Certamente è quello piu` studiato e per molti aspetti quello maggiormente compreso nei suoi meccanismi fisici. (fonte INGV.it)

 

Jason-2/OSTM (Ocean Surface Topography Mission), è un satellite oceanografico che prende il nome da Giasone (mitico eroe guida degli argonauti). Il satellite lanciato nel giugno 2008, per sostituire il suo predecessore Jason-1, orbita intorno alla Terra osservando la superficie dei mari, misurandone le variazioni di livello nonché l’altezza delle onde. Jason-2 è stato concepito per fornire un servizio di allerta affidabile, in grado di preparare la popolazione ad affrontare i disastri naturali; osserva il riscaldamento globale, i cambiamenti climatici e l’evoluzione delle correnti marine; avendo una precisione molto maggiore rispetto ai satelliti che l’hanno preceduto. La stazione di terra che riceve i dati dal satellite si trova in Germania e più precisamente presso il villaggio di Usingen, un luogo desolato e di campagna scelto proprio perché senza ostacoli alla ricezione; ed è  grazie ai dati raccolti qui che gli scienziati di tutte le maggiori agenzie aerospaziali e meteo-climatiche del mondo (EUMESAT, NOAA, NASA, CNES...) sviluppano e ottimizzano le nostre conoscenze oceanografiche e climatiche.

Nella enorme mole di dati che Jason-2 invia a terra, ci sono anche le informazioni necessarie per osservare le temperature superficiali dei mari e quindi è possibile monitorare i cicli di Niño e di Niña. Ma come è possibile che un satellite orbitante a migliaia di chilometri d’altezza nello spazio riesca a misurare le temperature della Terra?

 

Per fare questo Jason-2 possiede un radar altimetrico; in base alle teoria della dinamica degli oceani infatti le altezze della superficie marina possono essere utilizzate per calcolare quanto calore viene immagazzinato nel mare. Infatti se la superficie del mare risulta più “alta” della norma, per esempio di 18 centimetri, significa che si è espansa proprio a causa del calore, e quindi le acque di quella zona sono più calde del normale, così con i dati del satellite si riesce a rilevare il fenomeno El-Niño. Le immagini che vengono elaborate sfruttando i dati altimetrici forniti dal satellite costituiscono la media di 10 giorni di rilevazioni, inoltre nelle immagini vengono eliminate  le anomalie legate al ciclo stagionale normale e della gravità.

Ecco, infine,  il risultato delle rilevazioni del satellite da luglio 2009 a luglio 2010; ossia il “viaggio nel tempo” da “El-Niño” a “La Niña”.

 


 

 

Fonti tecniche:

Teleconnessioni - introduzione generale; pubblicazione Meteonetwork

www.noaa.gov

sealevel.jpl.nasa.gov

www.ingv.it


Fonti immagini:

www.noaa.gov

www.nc-climate.ncsu.edu

sealevel.jpl.nasa.gov

 

Elaborazione immagini:

www.imageloop.com

 

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